Fondazione Jorio Vivarelli
La materia della vita
Periodi creativi

Periodo emozionale: l’uomo e la sua terra (1933-1974)

“Il periodo emozionale – dice lo stesso Vivarelli – non ha data, è un filo conduttore che passa attraverso il presente tenendo nel cuore il passato e guardando al futuro. Non si può dimenticare il padre e la madre crescendo”.

VIV014Le terrecotte. L’itinerario artistico di Jorio Vivarelli nasce negli anni dell’immediato secondo dopoguerra allorché, giovanissimo, comincia a modellare ritratti in cera o terracotta. Dalla manipolazione della creta, dalla “scultura in mettere”,nascono le prime opere che denotano come l’artista, tutto immerso nella vicenda esistenziale, sappia realizzare una sorprendente lettura psicologica ed intimistica dei personaggi che ritrae. Le opere denotano, infatti, la straordinaria forza espressiva di chi, toccando con delicatezza le superfici, incide compiutamente le forme e accentua la resa fisionomica dei tratti distintivi del soggetto raffigurato. La scultura si coniuga, in tal modo, con un grafismo narrativo che evidenzia lo stato d’animo e i tratti caratteriali di ciascun personaggio. L’analisi introspettiva compiuta dall’artista denota, inequivocabilmente, la scoperta dell’uomo a partire dalle emozioni che si celano nell’animo.

 

VIV072-073Le pietre. Dalle pietre raccolte nei greti dei fiumi dell’Appennino modenese (Riolunato) nasce l’esperienza della “scultura in levare”, trar fuori dalla pietra un’immagine e tentare di ordinare quei segni già scritti nei ciottoli del fiume dalle acque del torrente per liberare “un volto tutto toscano”.

Ne risultano sculture di una forte matrice etrusca che denunciano il legame dell’artista con la sua terra natia e con i retaggi di una misteriosa civiltà del passato. (V. Ferretti)


L’uomo e la società (1956– 1969)

Nei miei Cristi rispecchio il “mio io”, dice Vivarelli, è una sorta di riscatto e un monito verso la società per la rabbia, il dolore, l’angoscia per la dignità umana persa nei campi di sterminio”.

9999-JV_Testim_023I Cristi.  Questo periodo, caratterizzato dai celebri Cristi  e dell’Uomo alla ricerca di se stesso, è soprattutto contrassegnato dall’attività svolta con l’architetto Giovanni Michelucci presso l’omonima Fonderia pistoiese, committenza che nel 1956 si concretizzerà con il Crocifisso della Chiesa della Vergine e nel 1963 nella grande opera del Crocifisso della Chiesa dell’Autostrada del Sole a Campi Bisenzio presso Firenze. I Cristi di Vivarelli sono tutti significativamente carichi di pathos. Scrive Alfonso Gatto: i Cristi “si mutano corrispondendosi, alternandosi, scontrandosi per discordia e per armonia”. La sofferenza che manifestano è di un’espressività lacerante per il modo in cui, nel momento della trasmutazione da corpo terrestre a puro spirito, rendono manifesto il supremo sacrificio del Figlio di Dio per la salvezza dell’uomo. I corpi così smembrati e scarnificati al punto di mostrare i tessuti interni, la muscolatura e la struttura ossea rimandano alla sorte che in ogni tempo uomini di tutto il mondo subiscono sotto la violenza di altri uomini e sistemi di potere. A questo grande dono d’amore verso tutte le sue creature il Cristo chiede di essere ricompensato e nel suo monito invita l’uomo, spettatore di questo momento di morte e dolore, a prendere coscienza dei propri errori e a seguirlo nel giusto cammino della salvezza. (V. Ferretti)

 

La Testimonianza (1963–1974)

Le piazze.  È questo il periodo nel quale Vivarelli, sollecitato dall’architetto Oskar Stonorov che tra gli altri gli fece conoscere Wright, Le Corbusier e Walter Reuther, comincia a cimentarsi con la scultura inserita nelle grandi piazze urbane. Nascono così le opere che di trovano ancora oggi a Detroit e a Philadelphia città nella quale Vivarelli vince il Primo Premio, su ben 194 progetti, per Piazza Kennedy con la fontana Riti di Primavera ispirata all’Inno all’amore di Igor Stravinsky.

La sua scultura esprime un forte cambiamento: da intima, privata e introspettiva, fondata com’era sullo studio della psicologia umana, espressa nei ritratti e nell’intensa sofferenza dei Cristi, assume la forza di confrontarsi, nei grandi spazi pubblici, con temi a carattere sociale e d’impegno civile. Le opere di Vivarelli, man mano che si diffondano nei vari continenti, dall’Europa agli Stati Uniti al Giappone, riescono ad esprimere un linguaggio universale, comprensibile ai diversi popoli e culture, rivolto com’è a dare espressione d’arte a temi quali la bellezza della natura, l’amore materno, la dedizione filiale, il dolore e la morte come sacrifico e riscatto dell’uomo. All’interno di questo periodi si sottolineano due esperienza: quella intrarealista e quella della scultura informale, conosciuta come periodo delle gemmazioni. (V. Ferretti)

 

Intrarealismo  (1966-1967)

Esperienza caratterizzata dall’impegno nel Gruppo che comprende artisti come Federico Fellini, Asturias, Vallmitjana, Goytisolo, Matheos, Girardello, Cubells, Torrendel, Santachiara, Staccioli, Finotti, Mensa, Rossi, Narotzky i quali tutti assieme intervennero a Firenze il 9 luglio 1967 a Palazzo Strozzi per presentare il Manifesto Intrarealista, firmato Barcellona, nel quale si afferma:“Di fronte alla realtà che ogni giorno ci viene offerta dai giornali o da qualsiasi mezzo di diffusione e che finisce, per abitudine, col divenire sostanza nostra, un’altra ne esiste più autentica, più profonda, più valida”. La scultura diventa contrassegnata dall’impegno sui temi sociali ed esistenziali, s’interroga su grandi problemi dell’uomo e in conformità al programma intrarealista si propone di “esprimere qualcosa di nuovo e dirlo in modo diverso”. (V. Ferretti) 

 

Le gemmazioni dal (1968 – 1974)

Scultura informale “Le gemmazioni sono una metamorfosi vegetale della vita che esplode nelle primavere immutabili” scrive Carlo Ludovico Raggianti. In queste sculture quasi surreali prendono vita forme primitive ed androgene, forti e prepotenti com’è la vita che prepotente germina ed esprime in sé un vitalismo vertiginoso. Vivarelli, abbandonati i ritratti e le danzanti figure in movimento approda, ora, ad una scultura informale, astratta dove l’artista esprime il suo inesauribile mondo interiore e le sue visioni attraverso le forme primitive ed evocative. “La gemma diventa  struttura totale, architettonica e portante della mia scultura”, racconta il Maestro, “dalla gemma può scaturire la foglia, l’albero, l’osso, l’ala di un uccello”. Questo periodo si conclude con il celebre Monumento a Matteotti statua alta ben 4 metri rappresenta l’essenza dell’uomo nei suoi due momenti eclatanti: quello della morte presente nella direttrice orizzontale che rappresenta la morte fisica, biologica, dell’uomo e quella verticale, ovvero è la vita, la nascita. (V. Ferretti)

 

L’uomo nuovo (1978 – 1983)

I marmi. Le pietre dei saggi, ciclo scultoreo nato dopo il Monumento a Matteotti e la mostra ai Mercati Traianei, è un gruppo scultoreo composto da sette figure che permettono una lettura sequenziale sul tema dell’Uomo Nuovo. La prima che ha per titolo Una Morte per la Vita e si trova nel parco monumentale di Fognano, mostra su un tavolo, quasi un’antica ara sacrificale, un frutto squarciato da una lama tagliente. L’acqua trascina via il seme che, cadendo a terra, la rompe e la farà germinare. La seconda opera, in marmo rosa di Portogallo, ha per titolo l’Uovo filosofale e vuol significare il seme  che  genera la nascita di una nuova vita. La terzo, Hatanor,  è una trasfigurazione della madre simbolicamente rappresentata da seme, mammella e cordone ombelicale che da nutrimento al feto rivolto al sole e alla luna schematicamente rappresentati nella sommità dell’opera. “Questo voler mettere il futuro bambino di fronte al sole e alla luna significa – spiega Vivarelli – volerlo responsabilizzare fargli conoscere la verità”. Ed aggiunge “Con quest’opera affronto tematicamente il problema della razza: per me il colore del sangue di una madre bianca o nera è sempre rosso”. Tutte insieme, Le pietre dei saggi  esprimono con chiarezza l’idea di una genesi: dal seme nasce l’uomo nuovo che, nutrito dalla madre, dal sole e dalla luna, cresce forte, cosciente e responsabile. Da questa metamorfosi via via nascono e prendono vita le forme. Nella quarta scultura, Tensione vitale, ad esempio, si libera l’occhio simbolo, del pensiero e affiorano le mani mentre  nella, quinta opera Divenire dalla placenta si apre per liberare oltre all’occhio e la bocca: ovvero il pensiero e la parola. La sesta scultura chiamata Sul punto di essere presenta la figura intera di una donna ancora racchiusa nell’involucro che a poco a poco si  apre al mondo. L’ultima scultura Elisir Rivelazione Cosmica, che porta a compimento la nascita dell’Uomo Nuovo, costituisce magnifica espressione stilistica di un’arte che racchiudere, come un totem, le influenze artistiche e stilistiche intercorse dall’antico Egitto all’arte futurista di Boccioni. (V.Ferretti)

Monete e Medaglie

dsc_0014L’arte della monetazione è antica quanto le prime civiltà, ma il talento e la sensibilità con le quali Jorio Vivarelli riesce a coniugare la simbologia classica della forma e dello stile con i temi più consoni alla sensibilità contemporanea, determina opere d’arte i cui esiti sono di straordinaria bellezza. Si veda, ad esempio, come a contrasto con i volti femminili dolci e sereni delle fanciulle che compaiono sugli scudi aurei eseguiti dall’artista nel 1978 per la Repubblica di San Marino sul tema della Libertà, basti il semplice tratteggio di sbarre di ferro sul fondo per ricordare quanto questo valore essenziale per l’umanità sia ancor oggi largamente negato eppure continuamente ricercato, come sta a significare la catena, simbolo di schiavitù, che la fanciulla si strappa dal collo.

Altre volte il tema è quello dell’Ecologia, reso da Vivarelli con un rigoroso e documentato passaggio dai bozzetti di ricognizione sul problema alla sua compiuta espressione artistica. Emblematicamente Vivarelli, a fronte della commossa rappresentazione del “verde campo della terra”, delle “limpide trasparenze dei cieli” e della “azzurra profondità del mare”, pone a contrasto altre immagini che richiamano la perniciosa invadenza dei composti chimici disseminati nei terreni, nell’aria e nell’acqua da una civiltà occidentale sempre più vittima del consumismo.

 

Bronzetti e bozzetti

Questa è la sala dedicata ai bronzetti e ai bozzetti del Maestro. Collocate in teche di vetro queste opere in miniatura, ma che hanno tutta la vitalità artistica di quelle tradotte in maggiori dimensioni, rappresentano, nella loro varietà di temi rappresentati e di forme stilistiche utilizzate,  una galleria di grandissimo interesse per il visitatore. Scorrendola si potrà infatti ripercorre il lungo excursus temporale nel quale queste idee progettuali si sono via via manifestate e, per quelle realizzate mediante fusione un specie di viaggio nei luoghi italiani ed esteri dove queste stesse opere sono state collocate e rese visibili al grande pubblico.

La stessa sala conserva, inoltre, tutta una serie di opere giovanili dell’artista in terracotta e cera modellate secondo gli stilemi propri del Maestro in quel tempo prevalentemente orientati ad un arte ritrattistica e figurativa. (V. Ferretti)

Jorio Vivarelli e il  “Pistoia – Teatro”

“Pistoia – Teatro” , Premio nato negli anni ’70 avvalendosi dell’arte creativa di Jorio Vivarelli, nel corso di questi decenni ha dato vita ad una sorta di vero e proprio Museo dell’Attore destinato a tramandare nel tempo la gloria dei nostri interpreti migliori.

È tradizione, infatti, che ogni anno lo scultore realizzi un busto in bronzo dedicato all’attore o all’attrice premiata da parte dell’Associazione Teatrale pistoiese. Ad oggi sono già 19 i protagonisti della scena teatrale italiana che hanno ricevuto il premio “Pistoia – Teatro”: Tino Buazzelli, Glauco Mari, Valeria Moricone, Tino Carraro, Romolo Valli, Rosella Falk, Alberto Lionello, Eduardo De Filippo, Umberto Orsini, Gabriele Lavia, Vittorio Gassman, Ernesto Calindri, Franco Branciaroli, Paola Borboni, Anna Proclemer, Giorgio Albertazzi, Paolo Poli, Mariangela Melato, Giuliana De Sio. Secondo la tradizione il Maestro Vivarelli dona un busto al premiato mentre una “maschera” in bronzo del medesimo, viene collocata nel foyer del Teatro Manzoni di Pistoia.

Attualmente per lavori interni al teatro stesso le opere del Maestro Vivarelli non sono visibili, ma  presto le maschere degli interpreti più amati e apprezzati dal pubblico torneranno a far bella mostra di sè fra gli spalti del famoso teatro pistoiese. (V.Ferretti)